Aneddoti · Curiosità su Karpathos

Le donne di Olympos mi hanno insegnato cos'è restare

Statua di donna in costume tradizionale con vista sul villaggio di Olympos a Karpathos

La prima volta che sono entrato a Olympos non capivo bene cosa stessi guardando. Vedevo donne con un abito nero lungo, un fazzoletto in testa, le mani sempre occupate — a impastare, a tessere, a portare fascine di legna su per i vicoli in salita. Pensavo fosse un costume da fotografia per i turisti. Mi sbagliavo di grosso.

A Olympos quell'abito non è scena. È un'eredità. In questo villaggio aggrappato alla montagna, isolato per secoli — fino a pochi decenni fa si raggiungeva solo a dorso di mulo o in barca — sono le donne a custodire la casa, la terra, la memoria. È uno degli ultimi villaggi matriarcali rimasti in Europa: la casa si tramanda da madre a figlia, non da padre a figlio. E ogni 15 agosto, per la festa dell'Assunzione, quel filo che lega le generazioni si vede tutto insieme: vestiti tradizionali, coppie d'oro al collo, musica suonata con strumenti che esistono solo qui, un modo di festeggiare così autentico da essere stato inserito nell'archivio UNESCO del patrimonio culturale immateriale.

Quello che mi è rimasto, però, non è la festa. È un pomeriggio qualunque.

Una donna seduta sulla soglia di casa, che lavora la lana mentre parla con la vicina, senza fretta, come se il tempo a Olympos avesse un passo diverso da quello che conoscevo io. Mi sono chiesto cosa significhi restare in un posto per generazioni, quando io stesso ero arrivato a Karpathos senza nessuna intenzione di restarci.

È una delle domande da cui è nato questo libro.

Se anche tu ti sei mai chiesto cosa voglia dire restare, scarica i primi tre capitoli